Un divieto illuminante

Volgare… che significherà mai? Io ritengo il confine, tra ciò che lo è e ciò che non lo è, assai opinabile, soggettivo, contingente. Un testo può essere spinto per qualcuno, leggero e soft per qualcun altro. Essendo appassionata di letteratura erotica fin dall’adolescenza, devo dire di avere sviluppato in tal senso una soglia piuttosto elevata: chiunque abbia letto De Sade e Apollinaire sa cosa io intenda. A volte  mi capita di leggere testi erotici in cui l’autrice affronta metafore e perifrasi pur di scavalcare una parola considerata spinta: il risultato è secondo me volgare nell’ipocrisia di una presunta raffinatezza. Comunque, ognuno è libero di apprezzare ciò che crede, io posso soltanto dire che nei miei scritti non mi interessa soltanto eccitare, ma avere buone trame. Mi si dice io sia abile nel rendere i profili caratteriali dei personaggi, nel coinvolgere il lettore in un’introspezione che travalica la sfera erotica per abbracciare l’intera psiche. A volte mi è stato detto che io scriva come un maschio, quando descrivo e interpreto il desiderio maschile, e come femmina quando narro situazioni vissute da una donna. Forse dipende dai miei studi, dalla mia formazione umanistico-filosofica, e dalle mie letture, oltre che da una innata predisposizione. A proposito di letture, voglio rispondere a coloro che mi chiedono quali siano le mie preferite in materia di erotismo: Anais Nin ed Erica Jong, due Muse inarrivabili, donne che hanno stravolto il linguaggio dell’erotismo, distruggendo ogni cliché in materia di comportamento femminile. Ho amato molto alcuni cult come: “Emmanuelle” e “Histoire d’O”, ma la digressione sarebbe piuttosto ampia, mi riservo di tornare sull’argomento. Vi lascio, per il momento, con una notizia personale e curiosa sul mio conto: quando ero adolescente, mi pare intorno ai quindici anni, mia madre stava leggendo un bestseller dell’epoca, “Scrupoli” di Judith Krantz. Ebbene, approfittai del fatto che non fosse in casa, e solleticata dal divieto in merito alla lettura di quel romanzo, mi precipitai ad aprirlo. Scoprii un mondo che non ho più abbandonato, né come lettrice, né come scrittrice.

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