Tra eros e porno

“Un film porno? Non c’è paragone! Non ho mai letto un racconto erotico, perché non credevo che potesse dare emozioni paragonabili a quelle di un film. Mi sono ricreduto. Sarà stata questa particolare storia. Sarà stato a causa del primo impatto. Sarà stato quello che vi pare. Di sicuro, la descrizione di ogni particolare per ciascun evento, fa sì che questo libro superi qualsiasi film dello stesso genere. Vi consiglio di leggerlo in coppia, non dico altro! La storia in questione, secondo me, è reale (è una mia impressione). Mi complimento con l’autrice. Non perdetevelo!”

Questo commento di un lettore di: “La passione di Ornella” mi fornisce il pretesto per ribadire che, spesso, il confine tra testo erotico e pornografia letteraria è sottile e soggettivo. L’autore del commento afferma che il mio romanzo lo abbia emozionato più di un film, forse perché la forza della parola scritta, quando saputa usare, trascina chi legge nelle fantasie di chi scrive, pur lasciando la libertà di immaginare ognuno a proprio modo. A giudicare dalle recensioni, le quali soprattutto lodano il mio stile letterario, le trame credibili che ordisco e lo spessore psicologico che so dare ai personaggi, nessuno ha mai detto che io scriva romanzi porno, benché ami esprimermi fuor di metafora, ma qualora venisse affermato, non mi offenderei: non ho nulla contro il porno e amo narrare il sesso a modo mio.

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Un pensiero su “Tra eros e porno

  1. Un punto su cui riflettere: “Esprimersi senza metafore.” Sarà questo il motivo per il quale la mia soggettiva percezione cammina sulla linea sottile, ancor di più assottigliata dall’assenza di metafore, del confine tra erotico e pornografico? E ciò vale soltanto quando leggo un libro o guardo un film? Beh, bisogna pur classificarli per genere! Non c’è dubbio che la suddetta classificazione avvenga anche nella vita quotidiana, guardando e giudicando il comportamento di ogni individuo. A questo punto, oserei affermare l’inammissibile, ciò che è contrario alle convenzioni basate sul moralismo. La classificazione di un libro o di un film è condizionata dal moralismo: in egual modo avviene verso un individuo. Dunque, è tutto soggettivo? A quanto pare, sì! Ogni persona ha un proprio punto di vista con cui classifica un libro, un film e altri individui. Le convenzioni, però, spadroneggiano: da ciò conseguono le frustrazioni, le ipocrisie, le incomprensioni… Quanto di pornografico c’è in ciascun individuo, e quanto di erotico? Credo che la quantità dei due suddetti generi (classificazione forzata) sia uguale in ciascun individuo, e la classificazione è basata sull’ipocrisia. Certo, c’è una differenza imprescindibile tra usare oppure no le metafore! Ciò, però, vale, e mi ripeto, per i libri, e perché no, anche per i film; ma nella vita quotidiana: come fai a usare le metafore in un rapporto sessuale? Ah, che sbadato! Esiste l’amore platonico (genere: erotico)! Ora che ci penso, però, esistono anche le coperture, cioè i sotterfugi (molto diffusi e anche convenzionali). Se uno pratica il libertinaggio, quindi, è pornografico. Se, invece, si sposa, anche se poi resta deluso, è erotico. Tutto ciò è stabilito dalle convenzioni del moralismo. Entrambe le scelte, però, obbligano a fare sesso senza metafore. Grazie, Nina! Il tuo articolo, molto veritiero, ispira molto (scusa il gioco di parole). La mia riflessione, invece, è molto, forse anche troppo, soggettiva.

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